Steven Wilson @ OBI Hall Firenze

 Steven Wilson torna in Italia per un bis con il suo TOUR HAND. CANNOT. ERASE. e Firenze risponde alla grande: Teatro OBI Hall sold out!
Non avevo dubbi…
Da dove iniziamo… se state leggendo questo articolo sapete benissimo di chi parliamo quindi non vi tedierò con le solite frasi su quanto è bravo, su quanto è prog, su quanto è musicalmente sensibile e genio incompreso dalle masse (non è comunque un peccato preservare e coccolarsi per “pochi eletti” questo gioiello). Procedo quindi con gli aspetti più interessanti e “meno di routine” che sono emersi durante il live.

Inizio ore 21 spaccate con solito video di backstage e la sala capisce che Mr Wilson è puntuale quindi si affretta a prendere posto velocemente. Nel tour relativo all’album “The Raven That Refused to Sing” aveva iniziato con la stessa metodologia: cinque minuti di ripresa fissa su un angolo marciapiede di città anonima con artista di strada intento a schiacciare il tempo. L’artista si mette a suonare un’acustica che “casualmente” si tratta di “Trains” dei Porcupine Tree… pubblico urlante in visibilio ed ecco che il nostro eroe scalzo salta sul palco per proseguire il brano. Ieri sera il video proponeva l’inquadratura su un palazzone con luci che si accendevano e spegnavano mentre il tramonto incalzava… mi sarei aspettato di vederlo comparire da una finestra ed invece niente. Di punto in bianco si è presentato scalzo (come da copione) incitando la platea ed ha preso posto a dirigere la sua invidiabile super band sul brano classic prog “3 years older”.

Dopo qualche brano saluta ed interagisce con il pubblico: chiede chi c’era 15 anni fa al Tenax con i Porcupine Tree e dieci persone alzano le mani. “ohh, dieci persone vecchie quanto me”. Presenta il live diviso in due parti: la prima relativa all’album HCR mentre la seconda relativa a 20 anni di repertori PT/SW. Chiede pure divertito se ci piace la Sad Music e se ci piace tutta la sua negatività… il pubblico risponde con ovazioni e sorrisi. Prima dell’inizio di “Routine” si scusa della mancanza di Ninet Tayeb siccome è in tour quindi la sua parte verrà cantata dal suo Apple (un mattacchione).

La formazione “originale” prevedeva alla batteria Marco Minneman e Guthrie Govan alla chitarra: i due sono impegnati nei loro progetti con gli Aristocrats e/o impegni con Satriani/Vai per il G3.
I degni sostituti sono Dave Kilminster alla chitarra (trovato in saldo sul palco di Roger Waters) e Craig Blundell alla batteria (uomo clinics per Premiere, Roland e Paiste). Dave è sicuramente più scenico sul palco rispetto al timido Govan (jeans&anfibi)… si fa valere alla grande e si sente che ha esperienza da vendere ma mi sarei aspettato qualcosa di più. Non ha osato/modificato una virgola rimanendo sempre su seminato. Mi chiedo se sia stata una sua scelta o un’imposizione del nostro mito con caschetto biondo ed occhialini. Per quanto riguarda Craig nulla da dire: pulito, composto e picchiaduro all’occorrenza. Il concerto prosegue alla grande e filato fino alla chiusura album con “Ascendant Here On” e pausa di un buon ¼ d’ora per far respirare la band.

Al rientro per la seconda parte Wilson ricorda le perdite dell’anno relativamente al genio degli anni 70 e quello degli 80 (Bowie e Prince). Racconta con il cuore in mano che ha stimato/amato i due musicisti per la loro grandezza ma soprattutto perché non si sono mai adagiati e fermati a guardarsi indietro facendo musica, NON per piacere alle persone ma, perché piaceva a loro stessi senza compromessi. Quello è il motivo per cui è sempre stato inspirato a loro. Fra una canzone dei vecchi album solisti e dei Porcupine Tree se ne esce con Lazarus e la dedica a Bowie. Alle 23:50 finisce la seconda parte e al rientro per le ultime tre canzoni di Encore chiamando il pubblico forzato su poltrona del teatro a venire tutti in piedi sotto il palco. “Sign o’ the Times” di Prince viene introdotta schernendo Bruce Springsteen, Eddie Vedder and so on per la troppo ovvia cover di “Purple Rain”. “The Sound of Muzak” dei Porcupine Tree viene introdotta ammettendo che è la canzone che gli piace di più e che gli sia riuscita veramente bene.
The Raven That Refused to Sing” invece viene suonata senza intro… vi ricordo che il pubblico era in ascolto da più di tre ore e nessuno sembrava voler lasciare la sala. Silenzio assoluto, orecchie ed occhi spalancati verso il palco mentre il video gotico/onirico alle sue spalle ci chiamava nel suo mondo… non ti preoccupare Steven, li mi hai guidato e da li non ne esco più!
Alle 00:20 però siamo dovuti uscire dall’OBI Hall… concerto E-pi-CO!

Credits: si ringrazia Le Nozze di Figaro e LiveNation per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.

Recensione di Teffan Hawk su TuttoRock a questo link

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